03 mar 2026 - 11:07
fraseologiabulgaro
Nel campo della linguistica e della fraseologia, è interessante osservare come lingue appartenenti a famiglie diverse – in questo caso le lingue slave e quelle romanze – possano presentare inaspettati punti di contatto.
Analizzando i legami tra la lingua bulgara e il contesto italiano, si possono individuare due esempi molto rappresentativi: un'espressione che cita l'Italia per ragioni storiche e una che mostra una stretta affinità concettuale dovuta alla comune matrice rurale.
"Италианска стачка" (Italianska stachka)
Nella lingua bulgara esiste un calco fraseologico che chiama in causa direttamente l'Italia. L'espressione è италианска стачка (si pronuncia italianska stachka) e si traduce letteralmente come "sciopero italiano".
In bulgaro, questo sintagma viene utilizzato per indicare ciò che in italiano è conosciuto come "sciopero bianco" o "sciopero di zelo". Si riferisce a quella forma di protesta in cui i lavoratori non incrociano le braccia, ma rallentano drasticamente la produzione applicando i regolamenti in modo estremamente rigido e meticoloso, fino a paralizzare l'attività.
L'origine dell'espressione:
Il riferimento geografico non è casuale, ma storico. Nel 1904, i ferrovieri italiani misero in atto una protesta innovativa: per evitare le sanzioni e i licenziamenti previsti per lo sciopero tradizionale, iniziarono a seguire alla lettera ogni singola norma di sicurezza del regolamento. Sottoponendo i convogli a controlli estenuanti, causarono ritardi tali da bloccare la rete ferroviaria nazionale. L'eco di questa tattica, tanto pacifica quanto efficace, raggiunse l'Europa orientale. Il termine si cristallizzò nel lessico, entrando nell'uso comune bulgaro per descrivere, ancora oggi, un rallentamento burocratico o lavorativo intenzionale.
L'affinità concettuale: "Да търсиш под вола теле" (Da tarsish pod vola tele)
Un secondo esempio, pur non includendo riferimenti diretti all'Italia, mostra un forte parallelismo logico e culturale con la lingua italiana. Entrambi i Paesi condividono una lunga tradizione agricola, che ha fornito un vasto bacino di metafore per descrivere i comportamenti umani.
Quando in italiano si vuole indicare una persona eccessivamente pignola, o la tendenza a cercare difetti e problemi inesistenti, si utilizza l'espressione "cercare il pelo nell'uovo". Il bulgaro esprime il medesimo concetto con l'idioma да търсиш под вола теле (si pronuncia da tarsish pod vola tele), la cui traduzione letterale è "cercare un vitello sotto il bue".
Proprio come l'immagine dell'uovo, l'espressione bulgara si fonda su un paradosso legato alla vita contadina. Il bue, essendo maschio, è biologicamente impossibilitato a generare, e logicamente non potrebbe nascondere un vitello sotto di sé. La metafora sottolinea l'assurdità di chi indaga ostinatamente alla ricerca di un elemento che, per le leggi stesse della natura o della logica, non può essere presente.
03 dic 2025 - 11:49
traduzione
Il metodo di traduzione automatica di Federico Pucci si basava sul concetto di un "traduttore meccanico" che aveva lo scopo di consentire agli europei di corrispondere tra loro conoscendo solo la propria lingua.
In cosa consisteva il Metodo di Federico Pucci?
Pucci presentò il suo studio sul "traduttore meccanico" nel dicembre 1929 (pubblicandolo poi nel 1931 in un libro intitolato: Il traduttore meccanico ed il metodo per corrispondersi fra Europei conoscendo ciascuno solo la propria lingua: Parte I).
Il sistema era basato su regole e presumibilmente utilizzava un dizionario multilingue per la traduzione. Pucci fornisce istruzioni per la ricostruzione dei primi due testi tradotti "meccanicamente", suggerendo che il suo metodo era un sistema documentato e potenzialmente realizzabile.
La sua idea era la materializzazione di un dispositivo che avrebbe potuto effettuare la traduzione meccanica, ovvero l'elaborazione del linguaggio secondo un processo automatizzato.
Una traduzione prodotta con il suo metodo nel 1931 è stata ritenuta assolutamente notevole a titolo di confronto con le traduzioni automatiche moderne.
In cosa è stato precursore della traduzione con AI?
Federico Pucci è considerato un pioniere dimenticato della traduzione automatica, e la sua storia precede i più noti precursori Georges Artsrouni e Petr Trojanskij (i cui brevetti risalgono al 1933).
Il suo studio fu presentato nel 1929, ben 20 anni prima della pubblicazione del memorandum di Warren Weaver (1949), considerato un punto di svolta, e 25 anni prima dell'esperimento Georgetown-IBM (1954) di traduzione automatica basata su regole.
Pucci propose il concetto di un sistema di traduzione automatica basato su regole già all'inizio degli anni '30, di fatto anticipando un approccio che sarebbe stato dominante per decenni nella storia della traduzione automatica, prima dell'avvento dei metodi statistici e neurali che utilizzano l'Intelligenza Artificiale (AI). La sua figura è così importante che si suggerisce di riscrivere la storia della traduzione automatica del XX secolo a partire dal 1929, riconoscendo Pucci come il precursore più antico.
Pucci fu precursore non direttamente della traduzione neurale (AI), ma del concetto stesso di traduzione automatica (TA) basata su regole (Rule-Based Machine Translation), ponendo le basi teoriche e pratiche che in seguito hanno portato allo sviluppo di tutte le forme successive di TA, inclusa l'AI moderna.
28 ago 2025 - 18:00
Gran parte della mia scrittura è fondamentalmente questo: ho un'emozione forte ma complicata riguardo a qualcosa che non potrei facilmente spiegare a voce. Per dargli un senso nella scrittura devo scomporla metodicamente nelle sue parti costitutive finché non ho identificato ogni sfaccettatura significativa di quell'emozione. Allora inizieranno a emergere schemi finora insospettati, il che significa che la scrittura non sarebbe descrittiva di un processo di pensiero ma manifesterebbe il processo di pensiero in sé
Le mie prime bozze sono anche le mie bozze finali, con molti pasticci nel mezzo. Vedo le frasi come gradini: per costruire il gradino successivo devi prima assicurarti di poter rimbalzare su quello sottostante. Ogni frase genera la successiva e così facendo crea un nuovo set di domande.
Ogni frase deve essere esaminata a fondo per cliché, solecismi, incongruenze, ripetizioni, retorica fuori registro, atteggiamenti, esibizionismo, umiltà e fingere di sapere cose che in realtà non so. Questa interrogazione sostenuta di ogni frase non può che cambiare il corso previsto della scrittura man mano che vengono rivelate contraddizioni interne e smascherate assunzioni infondate.
(Lucy Sante, autrice di Low Life)