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"A PRAGA" di Eduard Petiška


A PRAGA
Autore: Eduard Petiška
Traduzione dal ceco: Emilia Vinarova

Il piccolo Jehuda ben Becalel cresceva, ma il suo ingegno cresceva più velocemente del fisico. Allora esisteva la tradizione che i giovani ebrei cercassero la saggezza nelle famose scuole straniere. Una delle più famose scuole ebraiche si trovava a Praga. Per questo il giovane Jehuda partì per Praga. Era assetato di sapere e sembrava che la fonte di saggezza di Praga era inesauribile.

A Praga il suo intelletto fiorì. Tutti lodavano Jehuda per la sua diligenza ed il suo acume. Presto diventò primo tra i suoi compagni. A Praga nella città ebraica viveva un ebreo ricco Samuel Šmelke. Aveva un figlio, che viveva in Polonia nella città di Przemysl, circondato da rispetto e reverenza. Aveva anche una figlia. Si chiamava Perl, Perla, che era nell’età in cui le ragazze si fidanzano. Samuel cercava per Perla il fidanzato e la sua scelta cadde sul giovane Jehuda. Jehuda, secondo l'abitudine di allora si fidanzò con Perla, ma dopo il fidanzamento Samuel spedì Jehuda dal figlio in Polonia. I fidanzati dovettero separarsi. Perla rimase con suo padre a Praga, Jehuda viaggiò per la Polonia e fece conoscenza degli studiosi ebrei presso le scuole ebraiche in Polonia.

Il giovane Jehuda entrò nella sempre crescente luce della sapienza, ma la luce dorata della ricchezza di Samuel scemava. La città ebraica fu colpita da pesanti tributi, i negozi di Samuel cominciarono a decadere e un giorno l’ex ricco diventò poveraccio. Con la mano tremante per la vecchiaia e per l’afflizione, scrisse una lettera a Jehuda ben Becalel in Polonia: "Caro figlio, ti ho fatto fidanzare con mia figlia e ho promesso di darle la dote. Il mio negozio, tuttavia, è stato colpito dalla disgrazia, ho perso tutto quello che avevo. Pertanto, non posso mantenere la mia parola. Poiché hai compiuto ormai diciotto anni e a diciotto anni secondo le nostre usanze ti devi sposare, ti libero dal fidanzamento, per non crearti impedimenti per un altro matrimonio ".

Jehuda rispose a questo dalla Polonia, che non aveva fretta di sposarsi e che voleva mantenere la sua promessa. La coraggiosa Perla aprì nella città ebraica un piccolo negozio di pane e prodotti da forno, per poter mantenere i propri vecchi e bisognosi genitori. Jehuda si immerse nei libri. Il tempo passava.

E da qualche parte di nuovo c’era guerra e i reparti militari passavano a Praga. Impolverate e affaticate le bande militari, a piedi e a cavallo. In quei giorni un cavaliere si perse per le strade della città ebraica. Mentre cercava la strada per ritornare, imboccò la strada, dove Perla aveva la sua bottega del pane. Il soldato affamato sentì l’odore del pane caldo, fermò il cavallo, e senza scendere dal cavallo abbassò la lancia e infilzò uno dei pani che stavano sul tagliere davanti alla bottega. Voleva subito girarsi e allontanarsi al galoppo alla maniera dei soldati, che non pagano il bottino. Però Perla notò che cosa stava succedendo, si gettò davanti al cavaliere e prese il cavallo per le briglie. Strillando e deplorando pregava il cavaliere di pagare. Con il misero guadagno doveva mantenere anche il padre e la madre, che abbia pietà perlomeno per loro.

“Da tre giorni non ho visto il pane”, disse il cavaliere, “non voglio morire di fame, quando sul campo di battaglia la morte mi ha risparmiato. Non ho soldi, ma posso darti in pegno questo rotolo di stoffa.”

Il cavaliere slegò dalla sella la stoffa arrotolata e la dette a Perla:

“Se fino a stasera non torno da te e non ti pago, tieni per te la stoffa per il tuo pane e usala con buona salute.”

Il cavaliere finì di parlare, incitò il cavallo e sparì nella strada affollata. Perla ripose la stoffa e aspettò un giorno, due, aspettò una settimana e un mese. Il cavaliere non tornava. Allora decise di usare la stoffa. Srotolò il pezzo e rimase di stucco. Dal pezzo srotolato caddero alcuni ducati d’oro. Più srotolava il rotolo e più ducati saltavano da ogni piega. E quando srotolò l’ultimo pezzo, sul tavolo luccicava un bel mucchio d’oro.

Perla chiamò i genitori e tutti si rallegrarono dell’inaspettata fortuna.

Il padre si sedette e scrisse una lettera a Jehuda in Polonia. Raccontava in essa del miracolo, che era successo a sua figlia Perla. Quel cavaliere era sicuramente il profeta Elia, scriveva Samuel, chi altro avrebbe dimostrato tale bontà verso poveri ebrei? Adesso, figlio, non ci sono impedimenti, perché voi con Perla cambiate il fidanzamento in matrimonio.

Jehuda ben Becalel tornò a Praga e si sposò con Perla. Si dice che la sua sposa era una perla tra le donne.

Subito dopo il suo ritorno Jehuda diventò rabbino di Praga e tutti lo conoscevano con il nome rabbino Lew. Per la sua alta statura e la grande erudizione, gli ebrei di Praga lo chiamavano anche l’alto rabbino Lew. Gli scienziati del suo tempo lo chiamavano leone tra i saggi, conforto per i nostri occhi e respiro della nostra vita.


Questa traduzione è pubblicata sotto Licenza Creative Commons da Emilia Vinarova.
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