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La linea d’ombra - Joseph Conrad



Ci si chiude alle spalle il piccolo cancello della fanciullezza e si entra in un giardino incantato dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione. Non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l'umanità è passata per quella stessa strada. È il fascino dell'esperienza universale da cui ci si aspetta una sensazione non comune o personale: un pezzetto di se stessi.
Riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto si va avanti eccitati e divertiti accogliendo insieme la buona e la cattiva sorte - le rose e le spine come si suol dire - il variegato destino comune che ha in serbo tante possibilità per chi le merita o forse per chi ha fortuna. Già. Si va avanti. E il tempo anche lui va avanti; finché dinnanzi si scorge una linea d'ombra che ci avvisa che anche la regione della prima giovinezza deve essere lasciata indietro. Questo è il periodo della vita in cui è probabile che arrivino i momenti di cui ho parlato. Quali momenti? Momenti di noia ecco di stanchezza di insoddisfazione. Momenti precipitosi. Parlo di quei momenti in cui chi è ancora giovane è portato a compiere atti avventati come sposarsi all'improvviso o abbandonare un lavoro senza motivo alcuno.

Spesso l'occasione tanto agognata che ci si presenta in modo fortuito nella vita è piena di insidie e difficoltà, come accade al protagonista del romanzo di Conrad, che assume finalmente il suo primo comando della nave Orient. Durante la rotta tra Bangkok e Singapore l'imbarcazione si imbatte in una tremenda bonaccia. La situazione peggiora con la comparsa di un morbo che colpisce l’equipaggio e con la scoperta che a bordo manca la scorta dei medicinali. Alla fine la nave arriva al porto grazie al coraggio del giovane comandante, ma questa esperienza segnerà profondamente il protagonista e lo porterà alla maturità.

Mi sembra che tutta la mia vita prima di quel giorno fatidico sia infinitamente remota il ricordo evanescente di una giovinezza spensierata qualcosa dall'altra parte di un'ombra.

La linea d’ombra, Joseph Conrad

Le leggende della Praga ebraica


Di seguito due racconti, tratti dal libro "Golem" di Eduard Petiška, tradotti da me.

Karel Čapek


Karel Čapek è stato un giornalista e scrittore ceco.

Nato a Malé Svatonovice in Boemia il 9 gennaio 1890, nell'Impero Austro-Ungarico, figlio di un dottore, studiò filosofia a Parigi per poi divenire giornalista.
Intraprese l'attività di scrittore più per creare satire taglienti contro la situazione del suo Paese che per intenti letterari.

Il suo lavoro più famoso è il dramma in tre atti R.U.R. (Rossum's Universal Robots). In quest'opera compare per la prima volta la parola robot (dal ceco robota, "lavoro duro, lavoro forzato"), che tanto successo ha avuto in seguito. Il termine fu inventato e suggerito all'autore dal fratello Josef.

Di seguito una sua favola, tratta dalla raccolta "Devatero pohádek" ed un estratto dei suoi appunti di viaggio in Italia nel 1923 che pubblicava nel giornale "Lidové noviny", riuniti più tardi nel libro "Italské listy".
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