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Le osservazioni di Jan Potocki su Erodoto


Perché Erodoto fa di nuovo con me il viaggio della Scizia, ventidue secoli dopo esserci stato di persona. In questo intervallo di tempo cento popoli differenti hanno abitato queste regioni, le rovine delle loro città coprono il deserto, ma non si conosce più il nome di queste città. Cento re e mille guerrieri famosi hanno disseminato le pianure dei loro sepolcri, ma non si conosce più il nome di questi re e di questi guerrieri. Tuttavia Erodoto esiste ancora tutto intero. Mi parla nella sua lingua, peso ciascuna delle sue parole, delle quali temo di perderne anche una sola e che ascolto con più piacere di quanto ne trovi nella conversazione con molti miei contemporanei. Benediciamo quindi lo studio degli storici che ci hanno tramandato simili piaceri.

Nel visitare la Russia meridionale Potocki si mette sulle orme dello storico greco, cercando di ritrovare nella Scizia i resti di quanto Erodoto stesso aveva visto e descritto.

Nel Libro IV delle Storie Erodoto racconta la seguente leggenda sulle origini degli Sciti:

Bassorilievo ritraente Erodoto
(Museo del Louvre).
A sentire gli Sciti, il loro sarebbe fra tutti il popolo più recente e avrebbe avuto origine come segue. In quella regione, allora desertica, nacque un primo uomo, che si chiamava Targitao; padre e madre di questo Targitao, dicono (per conto mio non è credibile, ma insomma così dicono), sarebbero stati Zeus e la figlia del fiume Boristene (Dnepr). Nato dunque da tali genitori, Targitao ebbe tre figli, Lipossai, Arpossai e Colassai, il più giovane dei tre. Durante il loro regno sul suolo della Scizia caddero dal cielo degli oggetti d'oro, un aratro, col suo giogo, un'ascia bipenne e una coppa. Il più vecchio dei fratelli li vide per primo e subito si avvicinò per afferrarli; ma mentre si avvicinava l'oro divenne infuocato. Egli allora si ritrasse e si fece sotto il secondo fratello, ma l'oro di nuovo reagì come prima. L'oro arroventandosi si difese dai primi due, ma al sopraggiungere del terzo fratello, il più giovane, smise di essere incandescente, e lui poté portarselo a casa. Al che i due fratelli maggiori di comune accordo cedettero al più giovane l'intero regno.
...I re custodiscono l'oro sacro con la massima cura e ogni anno lo venerano con grandi sacrifici propiziatori. Se durante la festa uno dei custodi dell'oro si addormenta all'aperto, costui, dicono gli Sciti, non arriva alla fine dell'anno; perciò gli regalano tanta terra quanta riesca a percorrerne in un giorno a cavallo. Essendo il paese sterminato, Colassai lo spartì in tre regni fra i propri figli, assegnando un territorio maggiore al regno in cui viene custodito l'oro. I territori situati verso nord oltre le estreme regioni abitate della Scizia non si possono né vedere né attraversare più di tanto, si dice, perché vi cadono piume: il suolo e l'aria ne sarebbero pieni, e le piume appunto impedirebbero la visuale.
Pettorale d'oro
Museum of Historical Treasures of Ukraine
Coppа d'oro
Placca d'oro forata per essere cucita - scita a cavallo

Ripristino del monumento ai caduti nelle Guerre Balcaniche a Sofia


Il vecchio monumento ai caduti del Primo e Sesto Reggimento di Fanteria a Sofia
Il monumento di fronte al Palazzo Nazionale della Cultura di Sofia, costruito in occasione del giubileo dei 1300 anni dalla fondazione del primo Stato Bulgaro, ormai da anni in stato di abbandono e quasi distrutto, sarà spostato e al suo posto verrà ripristinato il monumento con le lastre marmoree commemorative del Primo e Sesto Reggimento di Fanteria.

Il vecchio monumento fu rimosso nel 1977, quando iniziò la costruzione del Palazzo Nazionale della Cultura. Le tre lastre riportavano i nomi di 3.000 soldati morti per la Patria nelle Guerre Balcaniche e nella Prima Guerra Mondiale. Il memoriale fu inaugurato nel 1934 dallo zar Boris III.

Un gruppo nutrito di sostenitori del progetto, costituitosi su Facebook, hanno presentato questo mese una petizione all’Amministrazione comunale di Sofia per il restauro delle lastre del Primo e del Sesto Reggimento di Fanteria, supportato anche dal ministro della Difesa Velizar Shalamanov.

Andin. Cronache dei Viaggi Armeni



Andin. Cronache dei Viaggi Armeni (inglese, Andin. Armenian Journey Chronicles) è un documentario epico del regista Ruben Ghini, uscito nel 2014, che racconta i rapporti storici tra gli armeni e i paesi orientali lungo la Via della Seta, in particolare l’India, la Cina e gli Stati dell’Asia centrale.

Il film è un’antologia di viaggio raccontato in ordine cronologico dall’antichità al primo Novecento. Si basa sulle ricerche accademiche, che riflettono la storia dei primi contatti tra i vari popoli dell’Oriente e dell’Occidente, attraverso il prisma della storia armena. La trama è costruita intorno ai primi viaggiatori lungo la famosa Via della Seta, che collegava l’India al Medio Oriente. Un fattore importante è la freschezza dei fatti storici. Durante le riprese sono state diverse le scoperte di rilevanza internazionale.

Il regista Ruben Ghini da sempre è stato interessato alla storia, archeologia, etnografia ed ha spesso partecipato a spedizioni scientifiche in Asia centrale.
Per tre anni e mezzo gli autori hanno percorso 80.000 km, visitando 11 paesi su 4 continenti.

A causa della complessità delle condizioni di produzione, in ogni paese la troupe è stata cambiata – come risultato nel film hanno lavorato sette cameraman differenti.
Durante le riprese è morto un membro della troupe a causa dell’epidemia di Dengue a Calcutta nel 2012.

Andin. Cronache dei Viaggi Armeni è stato il primo film in Armenia ad utilizzare un octocoptero per alcune riprese.

(Liberamente tradotto da Wikipedia)
Il testo è disponibile secondo la licenza Creative Commons - CC BY-SA 3.0
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